Le strutture di trasformazione sono capillarmente diffuse nella varie aree
di coltivazione, in analogia alla distribuzione della coltura. Attualmente
gli stabilimenti oleari attivi, che rappresentano circa il 9% del totale nazionale,
sono 555, con una flessione, nell'ultimo decennio, di circa il 20%. Tale contrazione
ha interessato essenzialmente le piccole realtà produttive, spesso tecnologicamente
inadeguate.
I frantoi con capacità lavorativa inferiore a 5 t giorno, infatti, attualmente costituiscono il 45,8% del totale, a fronte del 72,7% degli anni '90. Invece, va segnalato il forte incremento sia in valore assoluto che percentuale dei frantoi con capacità lavorativa superiore alle 10 t giornaliere, che, oggi, con 112 impianti, esprimono il 20% del totale, a fronte del 9% degli inizi degli anni '90. Prevale, ancora, il numero dei frantoi a pressa, con il 58,9% del totale. Il restante 37% degli impianti continui e il 4 % degli impianti misti, però, trasformano oltre il 70% della produzione olivicola, a conferma della più elevata efficienza tecnologica dei nuovi impianti che si riflette positivamente sulla qualità organolettica della produzione. (grafico 12) Modesto è ancora il ricorso all'associazionismo. I frantoi sociali rappresentano solo il 4% del totale. Tali dati, confrontati con quelli relativi alle precedenti annate evidenziano come sia in atto un fenomeno di incremento medio della dimensione degli impianti, cui corrisponde un potenziamento tecnologico delle aziende e un miglioramento qualitativo delle produzioni.