Che sia stato il frutto a dare il nome al comune millenario della bassa Irpinia o, viceversa, il territorio – abbondante sin dall’antichità in coltivazioni di Corylus Avellana – a favorire la scelta del nome scientifico, ciò che
resta indiscutibile è il profondo legame che unisce Avella e la Nocciola. In questa reciproca riconducibilità, infatti, risiedono la tipicità del prodotto e l’identità della cittadina archeologica, dove molte famiglie hanno
un appezzamento di terra a nucelle. Di generazione in generazione, ci si reca tutti in campagna, a fine estate, per la raccolta: giorni di sacrificio, lavoro e condivisione. Vasti noccioleti si distendono tra le colline avellane
e mandamentali, ovvero tra i paesi della Valle del Clanio altresì produttori del prezioso frutto: Baiano, Sperone, Quadrelle, Sirignano e Mugnano del Cardinale, poi oltre, Monteforte Irpino. Terreni di coltivazione intensiva
che godono di condizioni climatiche e caratteristiche geografiche tali da rendere una spiccata biodiversità; sono diverse, infatti, le varietà di nocciole qui coltivate. Le cultivar prevalenti sono la Mortarella e la San Giovanni.
Il forte legame tra il territorio avellano e la nocciola è confermato ancora dal fatto che in Spagna e Portogallo questo prezioso frutto si chiama avellana o avella.