Tuber borchii Vittadini 1831 (= Tuber albidum Pico 1788; = T. albidum Bulliard 1791)


Tuber borchii


Il binomio latino che ne indica la specie è stato coniato in onore del naturalista polacco Michel Jean De Borch, che, nel 1780, ne descrisse nel libro "Lettres sur les truffes du Piemont", le caratteristiche morfologiche ed organolettiche insieme con quelle di alcune altre specie di tartufo. I suoi nomi comuni "bianchetto" e "marzuolo" o "marzolo" si riferiscono rispettivamente, al colore chiaro del peridio dei suoi carpofori ed al mese durante il quale gli stessi principalmente maturano e vengono raccolti. I suoi ascomi misurano 1-5 cm di diametro (eccezionalmente anche 9-10 cm) ed hanno forma globosa o subglobosa, odore intenso ed agliaceo, assimilabile, secondo il Prof. Carlo Campbell (Mattirolo, 1933), all'acetilene. La superficie degli stessi è liscia, finemente pubescente, di colore variabile dal bianco sporco all'ocraceo-rossastro al bruno-aranciato o brunoviolaceo, specie dopo manipolazione e sfregamento. Il peridio ha 250-500 cm di spessore e struttura di tipo pseudoparenchimatico con cellule ifali che in sezione appaiono rotondeggianti.

La sua gleba è bruno-rossastra, scura, morbida ed è attraversata da venature grossolane, ramificate e biancastre. I suoi aschi sono globosi o brevemente peduncolati, misurano 70-80 x 50- 68 cm e contengono 1-4 spore di colore giallo-bruno, forma quasi ellittica o sub-globosa, dimensioni variabili (27-50 x 20-38 cm) ed episporio reticolato a maglie fitte e regolari. Matura, a seconda delle latitudini, dall'autunno-inverno (come succede in alcune zone costiere delle regioni meridionali italiane) all'inizio della primavera. È una specie molto rustica, che vegeta dal livello del mare fino ad oltre 1000 m di altitudine in molti tipi di terreno comprendenti quelli sciolti e sabbiosi delle pinete costiere e quelli più compatti ed alquanto argillosi dei rilievi collinari e montuosi. In virtù di tale caratteristica, il bianchetto può essere largamente impiegato per impiantare tartufaie coltivate e per i rimboschimenti. Vive in simbiosi con querce, pini, nocciolo, carpino, pioppi e salici. Si trova non solo in Europa, dalla Sicilia al Sud della Finlandia, ma anche in Australia. I suoi ascomi, specialmente se di grosse dimensioni, hanno un buon valore economico e possono essere venduti a più di 100 euro/Kg. Il T. borchii può essere confuso con il tartufo bianco pregiato, da cui però è facilmente distinguibile per il periodo di maturazione, la minore dimensione degli ascomi, l'odore spiccatamente agliaceo e meno gradevole e la diversa ornamentazione delle spore. D'altro canto, esso è meno facilmente differenziabile dal Tuber gibbosum Harkness, che è, però, simbionte specifico della Pseudotzuga menziesii (Mirbel.) Franco, dal T. foetidum Vittad., T. puberulum Berk & Br., T. maculatum Vittad., T. dryophilum Tul. & C. Tul. e T. oligospermum (Tul. & C. Tul.) Trappe, a meno che non si operi un attento confronto della pubescenza esterna e della struttura del peridio e della morfologia della spora "tipo" come meglio specificato da Montecchi e Sarasini (2000). Anche questa specie di Tuber presenta variabilità intraspecifica molto elevata.