Dagli Statuti Municipali di Pietramelara di età Federiciana, rivisti nel '500, si evince che la carne di maiale nero era considerata la più pregiata. Essa, infatti, aveva un costo più elevato anche delle pregiatissime carni di lepre,
di cinghiale e di capriolo. I maiali venivano alimentati con fichi e patate (vedi "Archeologia e Storia antica del mandamento di Pietramelara e del Montemaggiore" Domenico Caiazza Vol. 2 pag. 444 Età romana Isola Liri. Anno 1995).
Fino alla seconda guerra mondiale a Pietramelara esistevano i cosiddetti "porcari", ovvero figure professionali specializzate che, all'alba, suonando una trombetta, giravano il paese e presso ogni abitazione, ricevevano in consegna
uno o più maiali che conducevano al pascolo nei boschi. A sera la mandria tornava in paese e in periferia veniva sciolta con un colpo di trombetta. Al segnale i maiali sapevano che li attendeva un caldo beverone preparato con acqua
calda, residui alimentari, patate e crusca. I possessori di numerosi capi di bestiame, invece, preferivano assumere un garzone per "parare" i porci e le pecore (vedi "Archeologia e Storia antica del mandamento di Pietramelara e
del Montemaggiore" Domenico Caiazza Vol. 2 pag. 461 Età romana Isola Liri. Anno 1995). Alla fiera della Madonna di San Giovanni a Pietramelara e a quella di S. Casto a Calvi Risorta, avvenivano grosse contrattazioni di capi di
maiale nero. La carne "saucicciara" fritta era tradizionalmente preparata per allietare i pranzi di comitive (cacciatori, congreghe, spmiivi etc.) anche perché l'abbondante peperoncino piccante in essa contenuto, propiziava incontrollate
libagioni con il vino rosso di Pietramelara, paese dotato anche di una enorme superficie adibita a viticoltura. La "carne saucicciara" da oltre cinquanta anni costituisce la pietanza principe della famosa Sagra al Borgo di Pietramelara,
durante la quale viene servita all'interno di panini preparati con un impasto di farina, acqua, sale e lievito madre (criscito) e solo nei forni del Comune di Pietramelara. La diffusione del prodotto è stata sempre omogenea, poiché
veniva preparata in tutte le case del paese e la ricetta non è mai mutata nel tempo. Ancora oggi si segue scrupolosamente la ricetta tramandata dai nostri nonni. Riguardo la storicità del prodotto, è necessario chiarire che la
produzione di "carne saucicciara" è, praticamente, coeva all'inizio dell'allevamento del maiale nero nei nostri territori, quindi molto indietro nei secoli, anche e soprattutto perché l'uso del sale e del peperoncino ne consentiva
la conservazione più a lungo. Questo meraviglioso piatto appartiene ai nostri avi contadini pietramelaresi e non è stato "ideato o creato" nelle macellerie o nei ristoranti. Questi ultimi hanno solo continuato, in maniera professionale,
la preparazione di un prodotto già conosciuto sul territorio da tempi immemori. Ancora oggi, quale testimonianza dell'ospitalità e della solidarietà dei pietramelaresi, quando in una famiglia si ammazza il maiale, si mettono da
parte le "elemosine" ("llmosina" in dialetto). Questo pezzo di carne veniva così chiamato perchè veniva donato alle famiglie più povere. Molto spesso erano costituite dalla parte superiore della pancetta, da non confondere con
il "guanciale" (in pietramelarese "uccularo"), che invece veniva salato, essiccato e conservato poiché costituiva la basa grassa per la preparazione del sugo al posto dell'olio di oliva.