Biodiversità

Biodiversità animale

biodiversità animale

Le razze autoctone hanno una notevole importanza per le loro caratteristiche, ovvero peculiarità genetiche, che derivano da processi di selezione naturale e di coevoluzione presenti da secoli e continuamente in corso:

  • resistenza a malattie enzootiche (costantemente presenti in una popolazione o in una determinata area geografica);
  • capacità di sopravvivenza in presenza di alimentazione scarsa o di bassa qualità, ovvero in presenza di avverse condizioni ambientali;
  • capacità di percorrere lunghe distanze e di sostenere notevoli sforzi; attitudini particolari alla riproduzione ed allo svezzamento della progenie in condizioni avverse.

Alcune razze autoctone risultano a rischio estinzione per il numero esiguo di individui e per la disomogeneità nella struttura demografica delle popolazioni. E’ quindi necessario salvaguardare il loro valore ecologico ed ambientale, difatti, il mantenimento di tecniche di allevamento di molte razze locali, permette la salvaguardia e la manutenzione di paesaggi e ambienti seminaturali. Inoltre la salvaguardia delle razze autoctone ha anche una notevole importanza economica per ciò che riguarda alta fertilità, elevato indice di conversione degli alimenti, elevata qualità dei prodotti, resistenza a malattie, etc.

Le tecniche di conservazione delle risorse genetiche animali si dividono in due categorie: in situ ed ex situ. La conservazione in situ consiste nell’allevamento di una razza locale a fini produttivi nel suo agro-ecosistema di origine, o di evoluzione e presenza attuale. Con questa tecnica si possono avviare piani di selezione che hanno come obiettivo sia l’incremento numerico della popolazione che il miglioramento della produttività, mantenendo però la variabilità genetica della razza. Viene quindi sottolineato il ruolo fondamentale svolto da allevatori e pastori, grazie ai quali giungono sino ad oggi le numerosissime razze autoctone e che anche in futuro saranno i veri protagonisti della conservazione e della valorizzazione delle risorse genetiche animali

La tecnica di conservazione ex situ prevede due possibilità: la conservazione in vivo e la crioconservazione. Con la prima, gli animali sono allevati in condizioni ambientali diverse da quelle di origine oppure in aree diverse da quelle tipiche (ad esempio i parchi agricoli, etc.). La crioconservazione avviene invece attraverso la conservazione di materiale genetico refrigerato (cellule aploidi: materiale seminale, ovuli; cellule diploidi: embrioni; sequenze di DNA).

Obiettivi:

  • l’incremento numerico dei capi, e in particolare dei riproduttori;
  • coinvolgimento attivo degli allevatori nei programmi di salvaguardia (“allevatori custodi”);
  • Scelta di tecniche di conservazione in situ per giungere all’auto-sostentamento economico-produttivo della razza o popolazione oggetto di intervento.