Servizi di Consulenza alle aziende

F.A.Q.


(aggiornamento 20.04.2017)

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Secondo quanto previsto dall'art. 5 del DM 3 febbraio 2016, commi 1 e 2, sono riconoscibili quali organismi privati di consulenza aziendale le imprese, costituite anche in forma societaria, le società e i soggetti costituiti, con atto pubblico, nelle altre forme associative consentite per l'esercizio dell'attività professionale. Tali organismi ai fini del riconoscimento devono: presentare domanda di riconoscimento; contemplare, tra le proprie finalità, le attività di consulenza nel settore agricolo, zootecnico o forestale; disporre di uno o più consulenti, dotati di adeguate qualifiche e regolarmente formati, che non siano in posizioni di incompatibilità secondo i principi di cui all'art. 3, comma 1.
Per organismo di consulenza si intende ai sensi dell'art. 2 del DM l'organismo pubblico o privato che presta servizi di consulenza negli ambiti di cui all'allegato 1 del DM citato;
il consulente è invece, ai sensi dello stesso articolo, la persona fisica, in possesso di qualifiche adeguate e regolarmente formata, che presta la propria opera, per la fornitura di servizi di consulenza.
La legge n. 218 del 2015, art. 1, comma 821, equipara i liberi professionisti alle PMI e quindi di fatto li inserisce a pieno titolo fra le possibili forme ammissibili, dal punto di vista giuridico, di organismi di consulenza.
La materia che individua gli ambiti per i quali è esclusiva la competenza degli iscritti agli ordini/collegi professionali è disciplinata dalla relativa normativa, che rappresenta quindi un riferimento inderogabile anche nella valutazione dei curriculum dei consulenti e quindi nella definizione dei relativi ambiti di consulenza.
Innanzitutto gli organismi di consulenza, in quanto contraenti il rapporto da una parte con lo staff tecnico e dall'altra con i destinatari/clienti, sono responsabili dell'operato dello staff tecnico, e quindi dovranno attuale le opportune forme di tutela (ad esempio, assicurazione sui rischi professionali, aggiornamento dei tecnici e controllo del loro operato).
L'art. 5, comma 1 del DM 3 febbraio 2016, "possono essere riconosciuti gli organismi che contemplino fra le proprie finalità attività di consulenza nel settore agricolo, zootecnico o forestale e che dispongano di uno o più consulenti dotati di adeguate qualifiche e regolarmente formati". Le due condizioni devono quindi esistere entrambe pena l'esclusione.
Non è necessario avere partita IVA ai fini del riconoscimento, fermo restando quanto previsto dall'articolo 5, comma 2 del DM 3 febbraio 2016.
il riconoscimento degli organismi di consulenza avviene per uno o più degli ambiti di cui all'allegato 1 del DM 3 febbraio 2016. Lo staff tecnico, composto di consulenti (persone fisiche) dovrà dimostrare di avere specifiche competenze, in base all'esperienza maturata o agli studi compiuti, in uno o più degli ambiti per i quali si chiede il riconoscimento. Ciò premesso, un consulente in base al suo curriculum vitae potrà dimostrare competenze su uno o più ambiti.
Il criterio prevede l'applicazione di una formula matematica che attribuisce ad ogni concorrente un punteggio che è, nel caso dell'offerta migliore dal punto di vista del ribasso, di 30 punti; gli altri concorrenti avranno attribuito un punteggio inferiore, in base alla formula riportata nella descrizione del criterio.
Per quanto previsto dall'art. 3, comma 1 del DM 3 febbraio 2016, l'operatore in questione si trova in condizione di incompatibilità.
Nella richiesta di riconoscimento deve essere indicata obbligatoriamente la sede legale (ricadente obbligatoriamente in regione Campania), così come riportata da atto costitutivo, certificato di CCIAA, residenza del singolo professionista, o altro documento equivalente. L'inserimento di sedi operative è facoltativo e prevede un qualsiasi titolo di possesso, purché conforme a quanto previsto dalla normativa generale vigente in argomento.
In via generale gli allegati prevedono tutti i possibili casi contemplabili; per quanto riguarda i singoli punti, la presenza nell'allegato non ne sancisce l'obbligatorietà. Quindi la compilazione degli allegati dovrà tenere presente le caratteristiche dell'organismo richiedente il riconoscimento e quanto previsto dall'avviso pubblico e dalle disposizioni attuative approvate con DRD 39 del 15 marzo e successive modifiche. Nel caso specifico, si riporta al quesito già presente in questa sezione. .
Nell'atto costitutivo e statuto deve essere presente una dizione che possa essere riconducibile alle attività di consulenza nel settore agricolo, zootecnico o forestale; sono quindi possibili altre dizioni che abbiano carattere pienamente equivalente.
Solo nel caso della documentazione tecnica relativa alle eventuali sedi operative, potrà essere prodotta una dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante il possesso dei requisiti cogenti della sede e la presenza della relativa documentazione presso la sede operativa stessa, disponibile al controllo. Di tale dichiarazione è presente un modello fra gli allegati previsti..