Le pubblicazioni dell'Assessorato Agricoltura

Anno di pubblicazione: 2012

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copertina del volume

Colori, odori ed enologia del Fiano


Il presente lavoro editoriale è il terzo di una serie dedicata ai vitigni storici della Campania e che vede impegnato il Prof. Luigi Moio, ordinario di Enologia alla Federico II e presidente del gruppo di esperti di enologia dell'OIV (l'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), in una puntuale e preziosa ricerca e sperimentazione enologica volta ad una più intima conoscenza di un patrimonio varietale unico al mondo che risale alla Magna Grecia. Sicché, dopo le prime due opere dedicate all'Aglianico (2004) e alla Falanghina (2005), che hanno riscosso grande attenzione ed apprezzamenti dagli addetti al settore, ecco pubblicato un nuovo appassionato lavoro dedicato ad un altro vitigno storico della Campania: il Fiano.

In realtà, è da tempo che l'Assessorato per l'Agricoltura della Regione Campania, predispone programmi di ricerca enologica per offrire un patrimonio di esperienza che certamente può contribuire a dare ulteriore slancio ai vini di qualità di questa regione. E' pur vero che la cultura della vite in questa terra ha origini e tradizioni antichissime, connaturate ad un ambiente che, prima gli Etruschi, e poi i Greci, ritennero ideale per tale coltivazione. La Campania "riputata venne dai Romani una delle più celebri ed illustri Italiche provincie per la squisitezza dei vini", così il buon Plinio, il più celebre naturalista dell'antichità, recitava in una delle sue descrizioni.

Successivamente, la naturale selezione di varietà di viti che, nel tempo, si sono meglio armonizzate con il territorio e le forti e fiere tradizioni dei vignaioli del luogo, hanno fatto il resto. Ai giorni nostri, la vitienologia campana è una filiera di notevole importanza capace di esprimere prodotti che hanno assunto una rinomanza nazionale ed internazionale e di qualificare l'offerta agricola regionale nel suo complesso e, quando orientata alle produzioni di maggiore pregio, è in grado di innescare attività economiche collaterali di grande valenza. Superata la fase modaiola dei vitigni internazionali e dei vari tentativi di introduzione di altri vitigni provenienti da altre zone, l'enologia campana ha (ri)scoperto le sue oltre cento varietà di vite autoctone, un patrimonio inestimabile e qualitativo, vero "valore aggiunto". La scelta di puntare sui vitigni autoctoni, unitamente ad importanti investimenti enologici, ha portato le aziende campane negli ultimi dieci anni verso un "salto di qualità", testimoniato dai tanti riconoscimenti per i vini in ambito nazionale ed internazionale e la presenza sempre crescente nelle principali guide di settore. Oggi, la Campania con i suoi 30.203 ettari di vigna e circa 1.800.000 ettolitri di vino all'anno (ISTAT) si colloca all'ottavo posto della graduatoria delle regioni italiane produttrici di vino. Le superfici vitate sono localizzate nelle province in quote diverse, Benevento il 36% del totale regionale, Avellino il 23%, Salerno il 20%, Napoli il 8% e Caserta il 13%. La regione ha un peso del 4% sul totale della produzione nazionale e di circa il 2% sulla produzione delle DOP/DOC sempre nazionale. I vini con denominazione di origine costituiscono il 16,5% della produzione enologica regionale, ma forti sono i segnali di una potenziale implementazione. Sotto il profilo dell'export, la filiera enoica campana è cresciuta significativamente con quote in continua espansione in questo ultimo decennio; nel 2010 la quota di export del vini supera la soglia dei 28 milioni di euro, con un 80% di aumento dal 2006 (export 2006 pari a 15.662.000 euro). Rossi generosi, bianchi finissimi: ogni provincia campana si caratterizza per i suoi vigneti autoctoni. L'Irpinia, culla di produzioni vinicole di grande pregio, esprime le tre grandi DOP/DOCG, massima espressione enologica: il Taurasi, a base di Aglianico, il miglior vitigno dell'antichità; il Fiano di Avellino, ottenuto dall'omonimo vitigno conosciuto dagli antichi come Vitis Apiana, e il Greco di Tufo dalla tipicità ineguagliabile, senza dimenticare l'Irpinia DOP/DOC. L'agro di Benevento è l'area di maggior produzione vitivinicola della Campania, con i suoi vitigni di Aglianico. La semplificazione dello scenario produttivo avvenuta di recente, vede la riduzione del numero delle Denominazioni: Guardiolo, Sant'Agata dei Goti, Solopaca e Taburno diventano, infatti, le sottozone della DOP/DOC Sannio.

Il riconoscimento della DOP/DOC Falanghina del Sannio, realizza una più immediata riconoscibilità del terroir. La vitivinicoltura sannita, inoltre, si è arricchita della DOP/DOCG Aglianico del Taburno: un risultato eccellente che accresce la competitività delle imprese enologiche della provincia. La provincia casertana esprime le DOP/DOC: Falerno del Massico, il vino più apprezzato dell'antichità; l' Asprinio di Aversa ottenuto da viti che si arrampicano, maritate al pioppo, verso il cielo, raggiungendo anche i 15 metri di altezza; il Galluccio e il Casavecchia di Pontelatone Nelle terre vulcaniche dell'area vesuviana e napoletana sono coltivati antichi e grandi vitigni: Piedirosso, Falanghina, Biancolella, Tintore, Sciascinoso e Forastera tanto per citarni alcuni. Da questi vitigni vengono prodotti vini DOP/DOC come il Lacryma Christi del Vesuvio, la Falanghina dei Campi Flegrei, l'Ischia e il Capri. Più a sud viene prodotta la DOP/DOC Penisola Sorrentina che esprime le sottozone Lettere, Gragnano e Sorrento, tre vini di eccellente qualità e grande tradizione. La costiera amalfitana esprime vini fortemente tipicizzati e caratteristici, derivanti da vitigni autoctoni quali il Fenile, il Ginestra, il Ripolo ed il Pepella, unici per la complessità aromatica. Qui viene prodotta la DOP/DOC Costa di Amalfi, con le sottozone Furore, Ravello e Tramonti. Il rasserenante e incontaminato Cilento esprime la DOP/DOC omonima ed il Castel San Lorenzo DOP/DOC. Una carta dei vini che racconta territori tradizionalmente vocati e produzioni autoctone di grande pregio.