Tartufi e tartuficoltura

La tartuficoltura in Campania


tarufi bianchi del matese

Sulla base delle attuali conoscenze scientifiche è possibile allevare piante inoculate artificialmente (micorrizate) con varie specie di Tuber per ottenere, su terreni adatti allo sviluppo sia della pianta che del tartufo, la produzione di tartfui identici a quelli spontanei in natura.

Con il termine di tartuficoltura si deve pertanto intendere la coltura "specializzata" ottenibile con interventi colturali appropriati e costanti nel tempo, frutto dei risultati sperimentali fino ad oggi  raggiunti. La ricerca scientifica ha consentito di ottenere artificialmente la simbiosi fra i tartufi e diverse specie di piante arboree ed arbustive. Con la messa a dimora di queste in ambienti idonei è possibile ottenere la produzione di tartufi.
La micorrizazione viene di norma effettuata all'interno di locali mantenuti sterili, con tecniche che col tempo sono state aggiornate in base alle nuove conoscenze acquisite dalla ricerca. In ogni fase dell'inoculazione, nonché durante tutto il periodo di permanenza delle piante in vivaio, occorre evitare qualsiasi tipo di inquinamento con spore di funghi antagonisti. Tutte le piante disponibili in vivaio devono essere sottoposte annualmente ai controlli di qualità, per verificarne, prima di essere poste sul mercato, il grado di micorrizazione. E' opportuno che tali controlli di qualità vengano effettuati da strutture pubbliche di riconosciuta professionalità (es. Enti di Ricerca). Solamente le piante che presentano un armonico sviluppo della pianta forestale e contemporaneamente raggiungono lo standard di micorizzazione delle radici potranno essere destinati al mercato, accompagnati dalla certificazione di idoneità alla tartuficoltura.

Tra le numerose specie di tartufi di interesse commerciale soltanto alcuni di essi sono di possibile e redditizia coltivazione. Ad esempio, le sperimentazioni fatte con il Tuber magnatum Pico (Tartufo bianco pregiato) hanno finora fornito risultati deludenti per i ricercatori e soprattutto per quegli operatori che hanno voluto rischiare fidandosi troppo del marketing pubblicitario di centri e vivaisti fornitori delle piante micorrizate.

Molte sono le piante arboree ed arbustive utilizzate in abbinamento con le varie specie di tartufo aventi esigenze edafiche simili alle piante simbionti: Nocciolo, leccio, carpino nero, roverella, farnia, cerro, faggio, pino d'Aleppo, pino domestico, pino nero, pino silvestre, tiglio, cisto, pioppo, salice, abete bianco.

Il successo della tartuficoltura dipende da diversi fattori, tra cui la qualità delle piantine e la scelta oculata dell'ambiente pedo-climatico. Quando sono presenti tutti insieme i fattori favorevoli, nonché il mantenimento della simbiosi con il tartufo desiderato, il reddito potrebbe essere superiore a quello delle tradizionali colture agrarie, soprattutto tenendo conto che i terreni più adatti alla produzione del tartufo sono quelli marginali, non idonei ad un'agricoltura intensiva. Per ottenere risultati soddisfacenti non devono mancare, in ogni caso, costanti ed appropriate cure colturali.

Approfondimenti

icona di acrobat La sperimentazione in Campania - pdf 27 Kb

icona di acrobat La coltivazione dei tartufi (E. Roca) - pdf 54 Kb